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Roma, 10 aprile 2012 - Assorisparmiatori ha indetto una petizione pubblica ai sensi dell’art. 50 Cost. affinché sia introdotto un emendamento che disponga la separazione tra l’attività delle banche di natura creditizia da quella finanziaria. Secondo Assorisparmiatori le banche devono tornare a svolgere il proprio mestiere: raccogliere denaro con i depositi ed impiegarlo con i prestiti.
La proposta, quindi, è quella di
separare l'attività bancaria da quella
di gestione del risparmio. Nei prossimi giorni il Parlamento dovrà approvare la direttiva europea n. 2009/65/UE del 13 luglio 2009 (c.d. UCITS IV) che potrebbe rappresentare l’occasione per separare le due attività e per meglio regolare il conflitto di interessi delle banche nella gestione del risparmio. In particolare, si tratta di vietare alle banche di partecipare al capitale delle società di gestione del risparmio. In questo modo le banche non avrebbero più interesse a proporre allo sportello solo ed esclusivamente i “propri” fondi comuni di investimento. Rappresenterebbe il primo passo per ripensare alla cosiddetta “banca universale”, il cui fenomeno ha prodotto la conseguenza che nei casi, ad esempio, Cirio, Parmalat, la banca abbia assunto la posizione di creditore, azionista, ed intermediario finanziario nel collocamento delle obbligazioni di quei gruppi industriali poi cedute ai risparmiatori.
Non solo, ciò significa che, ad
esempio, la raccolta di liquidità ottenuta recentemente dalle banche italiane
dalla BCE, al tasso dell’1%, per vincoli statutari, sarebbe stata senz’altro
immessa nel sistema produttivo (Imprese e famiglie) del Paese. Il sospetto, infatti, è che le banche abbiano
dirottato tale liquidità investendola in strumenti finanziari: se così fosse,
non si comprenderebbe il motivo per il quale con il decreto Monti “Salva
Italia” i cittadini Italiani abbiano dovuto rilasciare una sorta di
fideiussione alle banche nazionali laddove si stabilisce che “ . . . nel
contesto della crisi finanziaria, il Ministro dell'economia e delle finanze,
fino al 30 giugno 2012, è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato sulle
passività delle banche italiane . . . “ per consentire loro di svolgere attività di
natura finanziaria con lo scopo di realizzare elevati utili attraverso
operazioni speculative che rischiano, però, anche di generare pesanti perdite
per le banche stesse, i cui effetti ricadrebbero comunque sui risparmiatori
italiani.
Si tratta, in conclusione, di impedire che la banca sia indotta a
“scaricare” rischi impropri sui propri clienti o peggio sull’intero Paese. |
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